
La Marca produce, i giovani fuggono: salari fermi e casa inaccessibile sono un’emergenza strutturale
La CGIL di Treviso sull’esodo dei giovani: «Non basta che il lavoro ci sia, deve dare la possibilità di autonomia e prospettiva. E servono case a prezzi sostenibili»
Quasi duemila giovani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato la provincia di Treviso nel solo 2024. Dal 2011 a oggi il fenomeno è cresciuto di oltre il 400%. I numeri divulgati oggi dalla Cna di Treviso fotografano un’emergenza che la CGIL di Treviso denuncia da tempo e su cui torna ancora una volta con una posizione netta: non si tratta di un problema di opportunità occupazionale, ma di qualità del lavoro e di condizioni di vita. La Marca è un territorio che produce e che esporta. Ma sempre più spesso esporta anche il suo capitale umano.
“Questi dati non ci sorprendono, ma continuano a preoccuparci profondamente - afferma Sara Pasqualin, segretaria generale della CGIL di Treviso -. Il tasso di occupazione nella nostra provincia è tornato sopra i livelli pre-Covid. Il lavoro, dunque, c’è. Ma evidentemente non basta. Non basta se uno stipendio medio di 1.400 euro al mese non consente di affittare un bilocale, pagare le spese correnti e costruire un progetto di vita. Non basta se il mercato immobiliare è diventato inaccessibile per chi avvia il proprio percorso lavorativo e professionale. È un paradosso che questo territorio non può più permettersi di ignorare”.
Sul tema abitativo la CGIL di Treviso aveva già alzato la voce nei mesi scorsi. I dati confermano la gravità della situazione: sempre secondo i dati della Cna di Treviso, i canoni di locazione hanno superato i 13 euro al metro quadro e in molti comuni capoluogo un bilocale assorbe oltre il 70% di uno stipendio. “La casa è diventata uno dei principali fattori di espulsione dei giovani dal territorio - sottolinea Pasqualin -. Chiediamo alla Regione Veneto e agli enti locali politiche abitative concrete: investimento nel patrimonio pubblico, canoni concordati reali, fondi per i depositi cauzionali. Misure che esistono, ma che vengono applicate in modo insufficiente e frammentato”.
La CGIL pone con forza anche il nodo salariale. “Il Veneto e la Marca hanno costruito la propria identità sull’industria, sull’artigianato, sulla capacità di fare - osserva la segretaria generale -. Ma la ricchezza prodotta non si è tradotta in salari adeguati. Siamo tra i territori più produttivi del Paese, eppure le retribuzioni reali sono ferme da anni. I rinnovi contrattuali, il contrasto alla precarietà, il salario minimo: sono le leve su cui occorre agire. Non c’è piano di trattenimento dei giovani che tenga se non si parte da qui”.
A restituire la dimensione del paradosso sono le Statistiche Flash di Regione del Veneto, aggiornate ad aprile: il tasso di occupazione in Veneto ha superato i livelli pre-crisi, attestandosi al 75,2%, mentre quello della fascia 15-34 anni si ferma al 68,4%. Il mercato del lavoro funziona, sul piano dei numeri. Ma i giovani continuano ad andarsene. Questo scarto racconta di un’occupazione che regge quantitativamente, ma che non trattiene: perché non paga abbastanza e perché vivere sul territorio costa troppo. “Le singole iniziative, pur positive, non bastano - conclude Pasqualin -. Serve una regia comune tra istituzioni, parti sociali e mondo della formazione, che metta al centro la qualità del lavoro e il diritto all’abitare. Siamo pronti a fare la nostra parte”.
Ufficio Stampa
Pasqualin Sara
Segretaria Generale CGIL TREVISO