Immagine di copertina

LETTERA AL DIRETTORE

Comunicati Segreteria - 10/04/2015

La crisi del settore legno-mobilio, una sfida per il territorio e per chi si candida a governarlo.

Gentile Direttore,
dopo quello delle costruzioni, il settore che continua a soffrire di più in provincia di Treviso è l'industria del legno. Solo nel 2014, annus horribilis, il comparto ha registrato un saldo negativo di posti di lavoro, ovvero la differenza tra assunzioni e cessazioni, pari a 1.840 dipendenti, superando di gran lunga tutti gli altri settori industriali del trevigiano.

Dal 2008 alla fine dello scorso anno, con un crescente trend di segno meno, l'emorragia ha determinato una flessione dei livelli occupazionali di 7.445 posti di lavoro, oltre mille all'anno, un quarto del totale complessivo del sistema industriale della Marca. Per il settore le aree più colpite sono il coneglianese e l'opitergino, che da sole raccolgono ben più della metà dei posti persi (-4.485). È la drammatica fotografia di quello che era uno dei comparti trainanti del sistema produttivo trevigiano e che oggi si ritrova regredito nella sua capacità industriale e portata occupazionale.

A differenza di altri settori dove la dimensione industriale viene, o meglio dovrebbe essere, affrontata con politiche a livello nazionale e poi coerenti interventi locali, il settore del legno difficilmente trova nella dimensione nazionale il suo habitat: proprio per la peculiarità territoriale sono le istituzioni della nostra regione a dover cercare i giusti indirizzi di politica industriale per aiutare il settore. La realtà, invece, ci parla di nessuna risposta e nemmeno vera discussione in merito alla crisi per il legno. Restano, infatti, ancora tutti da sciogliere i nodi strutturali per il distretto produttivo, quello del mobile, che era e mi auguro possa essere anche in futuro, una nostra eccellenza locale, tutta veneta e in parte friulana. E così, progressivamente sta venendo a mancare la densità produttiva che caratterizzava anche geograficamente il comparto, e con essa nel tempo si affievolisce il know how diffuso, fondamentale per la competitività non solo delle nostre aziende ma di tutto il tessuto produttivo nel suo complesso.

Di fronte a tale disastrosa situazione non possiamo certo aspettare ancora, non possiamo proprio più attendere che gli interventi arrivino da lontano. Le politiche industriali più adatte a risollevare le sorti del settore abbiamo il dovere e la responsabilità di scoprirle qui, in Veneto, a Venezia e non a Roma. Ragionare su strategie di sviluppo e di tenuta dell'occupazione e metterle in atto spingendo e investendo sulla ricerca, l'innovazione e sulla competitività nei mercati esteri, è compito complesso ma indispensabile per non bruciare risorse e lavoro.
Politiche industriali che riconsiderino il ruolo dei consorzi, delle reti e delle aggregazioni d'impresa, per uscire dalla frammentazione e dal nanismo e ovviare all'impoverimento delle competenze e delle specializzazioni.

Di pari passo poi bisogna superare culturalmente e concretamente alcune brutte pagine di storia per il settore sul fronte della legalità (vedi evasione), per dare fondamento vero alla ripresa e chiedere risposte a un mondo del credito che guarda al settore in modo superficiale e fatica a farsi coinvolgere in una possibile svolta industriale.
Tale complessità, unendo attorno a sé tutti i soggetti coinvolti, può essere affrontata solo dalla Regione Veneto. Solo la massima Istituzione del territorio può e deve intraprendere questo percorso. Chi si candida alla guida del Veneto, chi lo è già stato e chi è nuovo, raccolga questa sfida con tutta la serietà, la determinazione e la competenza necessaria. Per farlo c'è bisogno anche di coraggio, quello del buon governo. Questa è la strada da percorrere, fatta di concrete politiche industriali e di legalità. Chi si candida e chi governerà deve averlo come obiettivo, perché è quello che serve, quello che con fermezza e forza chiederemo assiduamente, per le imprese e i lavoratori del settore del legno e per tutto il sistema produttivo, del nostro territorio e del Veneto.