
Danilo Maggiore, segretario generale della FLAI CGIL: “Inaccettabile la cessazione di un’attività storica senza alternative e tutele per i lavoratori e le lavoratrici. Servono confronto e soluzioni per salvaguardare l’occupazione”
Il Pastificio Rigo di Pieve del Grappa, storica realtà produttiva del territorio, ha comunicato l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per cessazione dell’attività, mettendo a rischio il posto di lavoro di 35 persone, 28 operai e 7 impiegati. La chiusura dello stabilimento è prevista a partire da gennaio 2027 e ha origine alcuni anni dopo l’acquisizione di Pasta Rigo da parte della multinazionale australiana avvenuta similmente ad altre realtà produttive in Veneto.
Una decisione che colpisce pesantemente lavoratrici e lavoratori e le loro famiglie, ma che riguarda anche il territorio e il suo patrimonio produttivo. Lo stabilimento, fondato nel 1929 e diventato società per azioni nel 1965, rappresenta una realtà storica, portata avanti da quattro generazioni, che rischia di scomparire, portando con sé competenze, professionalità ed esperienza maturate nel corso di decenni di attività.
Nella comunicazione inviata alle organizzazioni sindacali, l’azienda motiva la scelta con la non sostenibilità economica della prosecuzione dell’attività e con gli investimenti necessari per ammodernare lo stabilimento. Una spiegazione che apre interrogativi importanti sulla fine di un brand made in Italy e la dismissione stessa dell’immobile e che, soprattutto, non può esaurire il confronto sul futuro delle persone coinvolte.
Per la FLAI CGIL è necessario fare chiarezza sulle ragioni di tale decisione, alla luce del positivo in bilancio dell’azienda, e verificare ogni possibilità concreta per evitare la chiusura e salvaguardare i posti di lavoro. “Non possiamo limitarci a prendere atto di una decisione che rischia di cancellare un’attività produttiva e di lasciare 35 persone senza una prospettiva occupazionale - tuona Danilo Maggiore, segretario generale della FLAI CGIL di Treviso -. Per questo abbiamo chiesto alla Regione del Veneto di attivare un tavolo di crisi, coinvolgendo l’azienda, le organizzazioni sindacali e tutti i soggetti istituzionali interessati, affinché siano esaminate tutte le possibili alternative alla cessazione dell’attività e attivate le tutele per i dipendenti. Occorre trovare soluzioni industriali che assicurino la continuità produttiva e percorsi in grado di salvaguardare l’occupazione”.
La stessa azienda, nella comunicazione di avvio della procedura, dichiara la disponibilità al confronto con le organizzazioni sindacali e alla valutazione di eventuali misure per contenere le conseguenze sociali della chiusura. Questa disponibilità deve tradursi in un immediato confronto concreto, trasparente e orientato a individuare soluzioni.
“La tutela delle lavoratrici e dei lavoratori non può ridursi alla gestione degli effetti dei licenziamenti - precisa Bruno Rivoli, funzionario della FLAI CGIL - Prima di arrivare alla chiusura definitiva, è necessario mettere in campo ogni strumento utile e percorso per dare una prospettiva allo stabilimento e alle persone che vi lavorano. Per questo chiediamo quindi alla Regione del Veneto di intervenire tempestivamente e di convocare presto il tavolo di crisi. Il tempo a disposizione non è molto e non possiamo permettere che si arrivi a gennaio senza aver esplorato tutte le strade possibili”.
“Per noi il punto è chiaro: dietro questi 35 posti di lavoro ci sono persone, famiglie e competenze che meritano risposte - concludono i sindacalisti della FLAI CGIL -. La crisi di un’azienda non può essere affrontata dando per scontato che l’unica soluzione sia chiudere e licenziare. Serve la responsabilità sociale di tutti per cercare un’alternativa e garantire un futuro a chi oggi rischia di perdere il lavoro”.
Ufficio Stampa
Maggiore Danilo
Segretario generale FLAI CGIL Treviso