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Ex Zanusso Oderzo: condizioni inaccettabili, scongiurare emergenza caldo

Comunicati Flai - 10/06/2026

Ex Zanusso Oderzo: condizioni inaccettabili, scongiurare emergenza caldo

 

Quanto riferito a mezzo stampa dall’onorevole Marina Marchetto Aliprandi a seguito del sopralluogo presso l’ex caserma Zanusso di Oderzo conferma in modo inequivocabile quello che la FLAI CGIL Treviso denuncia ormai da mesi: la situazione abitativa delle persone accolte è rimasta sostanzialmente immutata e continua a presentare criticità gravi, strutturali e non più giustificabili. La FLAI CGIL trevigiana respinge però le conclusioni espresse dall’Onorevole rispetto a diritti e tutele per gli ospiti del CAS previsti per legge perché strumentali e condanna ogni forma di discriminazione etnica e razziale, xenofobia ed emarginazione che si cela dietro parole come “remigrazione” che tristemente compaiono anche nel territorio della Marca figlie proprio delle strumentalizzazioni politiche di questo tipo.

Già durante lo scorso inverno - illustra la FLAI CGIL - il sindacato aveva segnalato condizioni igienico-sanitarie precarie, sovraffollamento e una gestione dell’emergenza freddo al limite della dignità umana. A fronte di tali denunce erano stati annunciati interventi urgenti e soluzioni temporanee da parte della Prefettura di Treviso che, a distanza di mesi, non risultano ancora concretizzati. Il risultato è un sistema fermo alle promesse, mentre le persone continuano a vivere in condizioni inadeguate, nell’indifferenza generale. Con l’arrivo della stagione estiva, dopo le criticità derivate dal freddo, ora il rischio concreto di nuove emergenze legate al caldo, in strutture evidentemente non idonee ad accogliere persone in condizioni di vulnerabilità, individuale, sociale, economica e lavorativa. Una situazione che non può più essere derubricata a “fase emergenziale”, ma che appare ormai come una gestione cronica dell’inadeguatezza.

FLAI CGIL Treviso ribadisce con fermezza che la dignità delle persone non può essere sacrificata sull’altare dei ritardi amministrativi e delle maglie della burocrazia e che non si può arretrare e cancellare lo Stato di diritto a causa del perverso meccanismo della gestione dei flussi, che andrebbe completamente rivisto, e dei ritardi procedurali dovuti a Prefetture e Questure in affanno visto lo stato di sottorganico cronico. L’accoglienza nei centri straordinari deve garantire standard minimi di salubrità, di salute e sicurezza, che oggi risultano evidentemente disattesi, anche a detta dell’on. Aliprandi. Il sindacato, dunque, respinge con decisione ogni tentativo di ridurre il tema a una questione di mero inasprimento delle procedure di asilo per gestire la questione sovraffollamento e inadeguatezza delle strutture di accoglienza. Il problema non è il presunto “eccesso di garanzie”, come affermato dall’esponente di FdI, ma un sistema come quello del Decreto Flussi che di fatto genera irregolarità e, come conseguenza, intasa il sistema dell’accoglienza il quale, a sua volta, è pensato in termini emergenziali e crea luoghi di enorme ammassamento di persone il più delle volte emarginate e lasciate a loro stesse in balia dello sfruttamento lavorativo. A questo si aggiungono mancanze organizzative e carenza di personale in Prefetture, Questure e Tribunali che da un lato producono lungaggini e dall’altro lasciamo migliaia di persone in un limbo giuridico e sociale, esponendole allo sfruttamento ed emarginandole ulteriormente.

In questo contesto, risultano particolarmente gravi le condizioni di chi, pur contribuendo in modo determinante a settori essenziali dell’economia locale, agricoltura in primis, viene lasciato senza tutele, spesso vittima di caporalato e lavoro nero, nonché delinquenza. La FLAI CGIL Treviso richiama quindi con urgenza tutte le istituzioni competenti alle proprie responsabilità: servono interventi immediati, non ulteriori annunci. Serve un vero interessamento da parte della politica, a tutti i livelli, e non solo un passaggio occasionale di verifica alla struttura. È necessario garantire condizioni dignitose a coloro che vivono nell’ex Zanusso, accelerare le soluzioni abitative promesse e attivare un monitoraggio reale e continuo. La misura è colma: non è più accettabile che chi è in situazioni dolorose, fuggendo da guerra e povertà, ma che lavora e contribuisce alla produzione del territorio, venga lasciato in condizioni indegne. Servono scelte concrete, non dichiarazioni di principio.

 

Ufficio stampa