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Tardano le soluzioni per il CAS di Oderzo, Sebastiano Grosselle: “Risolvere con urgenza i problemi e superare gli intoppi burocratici”

Comunicati Flai - 23/04/2026

Il sindacato fa appello perché si metta in sicurezza la struttura per i migranti della ex Zanusso

Tardano le soluzioni per il CAS di Oderzo, Sebastiano Grosselle (FLAI CGIL): “Risolvere con urgenza i problemi e superare gli intoppi burocratici”

 

“Ancora tarda una soluzione per il CAS di Oderzo, necessario risolvere i problemi e gli intoppi burocratici ed andare rapidamente alla messa in sicurezza della ex Caserma Zanusso” è l’appello lanciato dalla FLAI CGIL trevigiana che nuovamente interviene in merito alle dure e pessime condizioni delle persone migranti ospitate nella struttura.

Nella giornata odierna sono arrivati dall’interno del CAS di Oderzo altri documenti video che dimostrerebbero come non solo le condizioni igienico-sanitarie e di decoro della struttura non siano cambiate, ma che, anzi, potrebbero essere addirittura peggiorate - afferma Sebastiano Grosselle della segreteria provinciale della FLAI CGIL di Treviso -. All’ultima richiesta di aggiornamento, settimane a questa parte, ci era stato comunicato dalla Prefettura che la soluzione di una nuova attribuzione a un diverso soggetto della gestione del centro e, conseguentemente, la sistemazione di una serie di moduli abitativi prefabbricati tardava a essere approntata per difficoltà burocratiche e per la carenza di personale della Prefettura stessa.

“Torneremo immediatamente a chiedere un incontro per capire quali siano gli intoppi che ancora ostacolano il percorso che era stato prefigurato e che ancora non si vede realizzato, lasciando nel frattempo centinaia di persone in condizione indecorose, lesive della loro salute e sicurezza e della loro dignità - sottolinea il segretario FLAI CGIL -. Ribadiamo, inoltre, che quello della sistemazione del CAS di Oderzo non può che essere solamente una prima parte della soluzione del problema della gestione del fenomeno della migrazione e del modello di accoglienza per il territorio trevigiano. Come evidenziato anche dalla vicenda dello sgombero del Park Dal Negro solo pochi giorni fa, il problema principale è affrontare seriamente e con strumenti concreti il tema della povertà, del lavoro irregolare e dell’inclusione sociale”.

“C’è la necessità di superare gli eventuali problemi burocratico-amministrativi che rallentano il miglioramento delle condizioni di chi vive nel CAS di Oderzo, certo, ma c’è anche e soprattutto la necessità di superare il modello stesso dei CAS - continua Sebastiano Grosselle -, decisamente comodo politicamente, perché “scarica” la responsabilità della gestione alle prefetture e imposta tutta la questione in termini emergenziali, ma altamente problematico per tutti: per i richiedenti asilo, sicuramente, ma poi per le comunità stesse del nostro territorio e soprattutto per la sua economia e il mercato del lavoro, essendo queste aggregazioni di persone un bacino perfetto di reclutamento per i caporali”.

“Serve passare allora al Sistema di Accoglienza Integrato, previsto per legge, un sistema diffuso sul territorio che più facilmente garantisce percorsi di integrazione a partire dalla questione linguistica - conclude e ribadisce Grosselle -, serve coinvolgere quindi gli enti locali e richiamarli alle loro responsabilità, ma serve anche creare con associazioni datoriali e istituzioni come Veneto lavoro, INPS e INAIL reti di gestione pubblica dell’incrocio di domanda e offerta di lavoro, per mettere al margine i caporali e difendere il lavoro regolare, la legalità. Serve, infine, trovare soluzioni abitative diffuse per evitare la ghettizzazione anche di quanti non siano ospiti dei CAS, e, soprattutto, per consentire a chi è ospite di questa struttura e ha ottenuto il permesso di soggiorno di inserirsi positivamente e dignitosamente nel tessuto sociale e lavorativo del territorio”.

 

Ufficio Stampa